Dalla sfida di BANCOMAT Pay con SIA alla prospettiva di un sistema europeo per i payment retail

L’innovazione nei pagamenti digitali passa anche dalla creazione di nuovi modelli, come nel caso della collaborazione tra Bancomat e SIA in Italia e di altri attori in altri paesi, e dalla definizione di use case e standard che possono dare vita a un approccio comune per il payment digitale europeo

Pubblicato il 19 Dic 2018

Dalla sfida di BANCOMAT Pay con SIA alla prospettiva di un sistema europeo per i payment retail

In un periodo in cui il dibattito sul ruolo dell’Europa è per tante ragioni al centro del dibattito sociale e politico appare importante guardare al ruolo che il nostro continente può giocare su una industria strategica e fondamentale come quella dei pagamenti. La trasformazione del mercato dei digital payment sta vivendo accelerazioni fortissime e la competizione è inevitabilmente destinata a crescere. Gli effetti della normativa PSD2 e di una concorrenza che cresce ogni giorno, sia come numero di attori, sia come intensità di azione soprattutto da parte di soggetti “nuovi” del mondo digital, sta letteralmente trasformando il mercato. L’effetto “GAFA” (Google Amazon Facebook Apple) si è da tempo saldato con l’effetto fintech e con l’evoluzione di tanti attori di respiro internazionale che hanno la caratteristica di non essere europei. Proprio quando appare evidente il valore strategico del payment, anche come vettore di conoscenza, come sistema di relazione con i consumatori e con le imprese, come piattaforma di data analytics grazie ai payment data, ci si deve rendere conto che l’Europa rischia di non essere protagonista così come invece riesce ad essere in tante altre industria altrettanto importanti come automotive, food, manufacturing, travel e tanti altri.

Un campione paneuropeo del payment innovativo

La domanda che è legittimo porsi è se la mancanza di un “campione” paneuropeo su questa industria o di una strategia europea per un presidio di questa industria non rappresenti oggi un punto di debolezza che può incidere, dato il ruolo strategico del payment e la sua saldatura con i Big Data e con tutti i processi di innovazione digitale, su tante altre industrie.

Ma se oggi non c’è un soggetto di respiro paneuropeo c’è però un ecosistema di innovazione che in termini di capacità di innovazione non ha nulla da invidiare alla concorrenza che arriva da tutte le parti del pianeta. E uno dei paesi che più stanno contribuendo a questa innovazione è rappresentato proprio dall’Italia dove i “campioni” non mancano e dove sta prendendo forma un modello che potrebbe permettere di percorrere una nuova via in termini di innovazione nei pagamenti digitali. E questa strada è rappresentata dall’idea di unire, come nel caso del nostro paese, due strumenti di pagamento che già in modo indipendente hanno svolto una potente azione di innovazione, ovvero stiamo parlando da una parte di BANCOMAT e dall’altra del P2P di Jiffy.

BANCOMAT Pay dalla carta allo smartphome

Dal punto di vista prettamente tecnico BANCOMAT Pay nasce grazie alla integrazione del servizio Jiffy che permette ai titolari di carte PagoBANCOMAT di sfruttare i servizi payment P2P realizzati da SIA per pagare in estrema facilità tanto nei punti vendita quanto nel mondo dell’e-commerce piuttosto che effettuare scambi di denaro con altri utenti utilizzando il proprio smartphone e il proprio numero di telefono. Un progetto questo che apre una “nuova via” per sostenere il passaggio al cashless partendo dal presupposto che l’attività di smaterializzazione non deve essere più solo concentrata sul contante ma anche sullo strumento di pagamento, ovvero, in questo progetto specifico, sulla carta di debito.

In questa integrazione ci sono diversi elementi di innovazione: da una parte la possibilità di aumentare la capacità di azione di titolari di carte PagoBANCOMAT nel rispetto di un trust legato al brand (fattore importantissimo nel mondo del payment) e di alcune abitudini fondamentali e consolidate. Stiamo parlando oggi di 37 milioni di titolari di carte che possono fare un salto doppio in termini di innovazione digitale e godere di una accelerazione speciale proprio perché basata sul “trust” di un brand che ha dimostrato di fornire un servizio affidabile da diversi decenni con servizi che vengono forniti attraverso rapporti che coinvolgono qualcosa come 440 banche. E questo, in un mondo caratterizzato da accelerazioni e frenate improvvise, è un valore fondamentale. Un salto, come dicevamo, che grazie alla soluzione innovativa di SIA permetterà di rendere disponibili nuovi servizi come il trasferimento di denaro tra privati in modalità P2P, come i servizi di pagamento per l’acquisto di beni e servizi in modalità P2B, sia online sia nel mondo del retail con gli esercenti convenzionati PagoBANCOMAT ed infine, non meno importante, la possibilità di effettuare anche in modalità di tipo P2G verso la Pubblica Amministrazione, sia quella centrale PAC sia locale PAL, lavorando in questo caso sull’integrazione con la piattaforma di payment PagoPA. La modalità stessa di utilizzo rispetta le logiche omnichannel e i titolari di carte PagoBANCOMAT delle Banche aderenti al servizio, potranno utilizzare BANCOMAT Pay con l’app della propria Banca oppure, nel caso in cui non sia percorribile l’erogazione del servizio con la App della banca, l’utente potrà appoggiarsi all’app BANCOMAT Pay. Con lo smartphone sarà possibile gestire tutti i pagamenti e i trasferimenti di denaro P2P senza bisogno di disporre della carta fisica con il relativo PIN. (Sulle prospettive di questo nuovo progetto leggi il servizio sulle valutazioni del CEO di BANCOMAT  Alessandro Zollo: “Con BANCOMAT Pay guidiamo la rivoluzione tecnologica dei pagamenti mobile”)

Non ultimo, per dare un quadro completo di questa prospettiva occorre aggiungere che la nuova soluzione può anche contare su una community che ruota intorno a Jiffy e che comprende qualcosa come 5 milioni di utenti lato consumatori e più di 2.000 punti vendita commerciali nell’ambito della GDO oltre alla capacità di azione su PagoPA per i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione.

Un modello che può scalare una dimensione continentale

L’integrazione di queste due “piattaforme” permette di produrre un aumento di valore, per i consumatori, per le banche e per gli operatori della GDO e per le Pubbliche Amministrazioni con una logica di sviluppo ed erogazione del servizio fortemente innovativa. Si tratta di un valore che potrebbe “non fermarsi” in Italia, ovvero di un modello con le caratteristiche per “scalare” una dimensione sovranazionale e aspirare a diventare un modello europeo. In altre parole la ricerca di un “campione” europeo per l’industria europea dei pagamenti potrebbe non essere necessariamente passare attraverso l crescita di una azienda, ma potrebbe essere un modello sul quale si coalizzano o si vanno a federare realtà con provenienze diverse, in mercati che condividono una dimensione geografica europea e un percorso di innovazione al payment con caratteristiche analoghe.

Si, perché le logiche del modello BANCOMAT Pay si possono ritrovare anche nell’operazione sul mercato norvegese che vede coinvolti tre attori come Vipps, BankID, BankAxept per lo sviluppo e la erogazione di un servizio che ha caratteristiche analoghe dove il payment provider Vipps, attivo nel P2P porta in dote la tecnologia payment person to person e una base installata di oltre tre milioni di utenti, e si va a integrare con il circuito domestico di Bankaxept e con i servizi di remote ID di BankID. Con questa operazione uno dei paesi più ricchi del mondo Nordic porta a percorrere la strada di uno sviluppo domestico in chiave di soluzioni P2P anche per rispondere alla competizione che arriva dai grandi nomi della tecnologia.

Se poi dalla Scandinavia scendiamo al Centro Europa troviamo un altro esempio nel merge tra le due società belghe come Bancontact Company e Payconiq Belgium. Nel primo caso si tratta di un provider di sistemi di pagamento con un forte radicamento sul mercato che unendosi al provider di pagamenti innovativi P2P Payconiq Belgium arricchisce di nuovi servizi e di valore la propria offerta.

Servono use case e standard

La prospettiva europea la si può recuperare nella capacità di lavorare su questi casi e su questi modelli, nella capacità di  standardizzare le modalità con cui le controparti scambiano denaro, mettendo a fattor comune gli use case più significativi e allargarne la conoscenza a livello europeo favorendone la diffusione e la replicabilità.

Non solo, l’Europa può anche contare su una infrastruttura unica che già sta servendo stabilmente il sistema transazionale del mondo banking, ad esempio con un possibile (?) utilizzo della SEPA SCT Inst Scheme anche per la gestione delle transazioni P2P e P2B.  Con queste premesse il salto verso la creazione di modello paneuropeo per il payment appare alla portata della cultura di innovazione del payment continentale che potrebbe essere accelerato e valorizzato laddove fosse sostenuto e supportato da un ecosistema di banche, anch’esse di respiro europeo e anch’esse decise a svolgere un ruolo sul piano della competizione internazionale. E i numeri potrebbero già dare una idea del peso del fenomeno se si pensa che nel solo caso italiano la sfida è di lavorare con 37 milioni di utenti di PagoBANCOMAT che sono nella condizione di attivare facilmente e velocemente nuovi servizi payment proprio grazie a Jiffy.

EPC, European Payment Council al lavoro per una infrastruttura continentale

Semplificando ai minimi termini si potrebbe profilare una innovazione che parte dalle “carte” collegate a modelli P2P per un sistema di payment indirizzato al retail capace di sfruttare l’infrastruttura di payment già attiva e già al centro di processi di innovazione, come nel caso dei bonifici istantanei.

Tutto questo non è solo una ipotesi se si pensa che l’European Payment Council (EPC) ha dato vita a un gruppo di lavoro composto con una serie di stakeholder del mondo payment che comprende anche l’italiana SIA. Un progetto questo che sta procedendo sulla base di un approccio pre-competitivo che aggrega gli stakeholder allo scopo di consentire l’implementazione, la gestione e la condivisione di una infrastruttura comune e la definizione di regole di governance comuni.

Immagine fornita da Shutterstock

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