Emergenza Covid: come hanno reagito le banche?

Le misure adottate dalle banche per far fronte all’emergenza Covid hanno riguardato la riduzione delle sedi aperte, la turnazione dei lavoratori, la necessità di scaglionare gli accessi e l’obbligo di ricevere clienti solo su appuntamento; per la clientela, l’apertura di nuovi canali on line attraverso i quali gestire alcune operazioni

Pubblicato il 30 Nov 2020

open banking credito

A nove mesi dall’inizio dell’emergenza Covid molti sono i provvedimenti e le misure che sono state adottati per far fronte alla pandemia sia nell’immediato, quando il problema si è palesato nella sua drasticità, sia nel corso dei mesi a seguire, creando dei canali di intervento a lungo termine. Davanti a un fenomeno perfettamente sconosciuto e terrificante, nei suoi effetti devastanti, il sistema bancario, così come tutte le realtà del tessuto economico, si è prontamente chiesto cosa e come fare per intervenire e fornire il proprio sostegno alla nazione. Ecco come hanno reagito le banche.

Azioni interne delle banche per l’emergenza Covid

La tutela aziendale

Le banche, in qualità di aziende con personale dipendente, hanno dovuto far fronte al rischio contagio da Covid e proteggere le proprie risorse attivando prontamente tutti i sistemi atti a sostenere i dipendenti, sia quanto alla tutela del posto di lavoro, che quanto all’esercizio delle funzioni lavorative nelle condizioni necessarie a non compromettere lo stato di salute.

Per quest’ultimo tema è stato fondamentale, un po’ come in tante altre realtà, il ricorso su larga scala, allo smart working.

L’applicazione di questa nuova metodica lavorativa, c’è da dire che non ha trovato il comparto impreparato, tenuto conto che negli ultimi anni diverse sono state le iniziative per diffondere questa modalità di lavoro nei settori ove risultasse compatibile con il tipo di mansioni svolte.

È cambiata tuttavia l’ottica nella quale concepire lo smart working ed è cambiata la modalità applicativa: se prima ancora sussisteva qualche retaggio a considerare il lavoratore in smart working una risorsa non totalmente produttiva in quanto intenta a svolgere il proprio lavoro in una fascia di controllo ridotto, con il nuovo banco di prova e la larga diffusione, ci si è invece resi conto che trattasi di modalità di lavoro perfettamente in linea con le esigenze aziendali.

Un confronto dei dati, circa la produttività, ha tuttavia evidenziato che la modalità di lavoro in smart consente al dipendente di avere maggiore autonomia nella gestione dei tempi e di dedicare anche più ore al lavoro da casa con risultati migliorativi rispetto a quelli che avrebbe ottenuto lavorando in ufficio.

Certo nessuno avrebbe mai immaginato di avere questo banco di prova, tuttavia è opportuno che da ogni esperienza si traggano le valutazioni positive del caso trasformando una sperimentazione nata dall’emergenza in una strategia.

Così come capitato anche in altri settori, l’obbligata applicazione della presente modalità di lavoro ha permesso di valutarne pregi e difetti: se da un lato si è saggiato l’uso prolungato, dall’altro sono emerse problematiche connesse all’assenza di contatti diretti ed alle difficoltà anche di gestire costantemente, tutta la settimana, le attività lavorative da remoto.

Azioni esterne delle banche per l’emergenza Covid

Le iniziative a sostegno della collettività in ambito sanitario

Allo scenario di tutela interna di carattere prevalentemente aziendale, si affiancano una serie di iniziative che sono state poste in essere dalle banche per cercare di fornire il proprio sostegno alla crisi pandemica Covid. Soprattutto nei primi mesi, quando l’esigenza principale era la gara contro il tempo per allestire le strutture ospedaliere e creare posti letto sia per pazienti Covid che terapie intensive, lo sforzo primario è stato quello di intervenire con massicce donazioni finalizzate a supportare tanto l’intero territorio nazionale quanto le zone maggiormente colpite in termini di diffusione del virus e di perdita di vite umane.

Si è trattato di iniziative che non hanno lasciato scoperto alcun settore: dalla ricerca alle donazioni specifiche nei confronti degli ospedali, dal sostegno alle famiglie, all’acquisto dei materiali sanitari necessari.

Sul punto si è aperta una vera e propria gara di solidarietà che ha coinvolto tutti gli istituti bancari, ciascuno intervenendo con donazioni ad ampio spettro abbracciando l’intero territorio nazionale oppure con interventi a supposto delle strutture ospedaliere locali.

Per alcuni istituti[1] si è trattato di mettere in campo iniziative sanitarie con donazioni che hanno superato i 100 milioni di euro, in alcuni casi affiancate anche dalle scelte dei Consigliere Delegato e CEO e dei top manager di rinunciare ai propri bonus riconosciuti dal Sistema Incentivante 2019, di importi complessivamente anche pari a circa 6 milioni di euro, e di destinarli alla sanità italiana ed alle strutture in affanno.

Iniziative aziendali e personali che si sono, pertanto, mosse lungo una comune direttrice. Il settore sanitario non è stato solo destinatario di donazioni finalizzare alla realizzazione di nuovi posti letto nelle terapie intensive ed al potenziamento delle strutture ospedaliere.

Altro fronte sul quale è stata posta grande attenzione è quello della ricerca. In questo caso gli interventi sono stati indirizzati alla ricerca scientifica al fine di potenziare le risorse economiche, tra l’altro per la corsa al vaccino, per debellare il virus e riportare il Paese a una vita normale.

Per le risorse destinate alla ricerca, alcuni istituti hanno attinto dai relativi Fondi. Emblematico, al riguardo il caso di Intesa Sanpaolo che ha decurtato la dotazione 2020 del proprio Fondo di Beneficenza di un importo pari a circa un milione di euro destinandolo ai progetti di ricerca sul COVID-19.

Sul punto, il presidente dell’istituto, Gian Maria Gros-Pietro ha sottolineato le motivazioni della donazione: far progredire la conoscenza sul Coronavirus, andando ad aggiungersi alle donazioni alla sanità nazionale, al sostegno economico a privati e alle imprese, a iniziative di raccolta fondi per progetti meritori.

Il supporto alla clientela

Cambiare l’operatività interna ha comportato, per le aziende bancarie che svolgono il proprio lavoro prevalentemente a contatto con la clientela, attraverso una rete di sportelli e di filiali diffuse su tutto il territorio nazionale, ripensare anche il rapporto con i propri clienti.

Gli istituti di credito, nei vari Dpcm che si sono susseguiti, sono stati collocati tra le attività essenziali che, anche in tempi di chiusura, devono garantire servizi e operatività alla clientela.

Consentire il lavoro da remoto a una fascia di propri dipendenti ha aperto anche a sostanziali cambiamenti per quanto concerne i servizi offerti alla clientela. La riduzione della disponibilità delle sedi aperte, la turnazione dei lavoratori, la necessità di scaglionare gli accessi e l’obbligo di ricevere clienti solo su appuntamento, ha determinato, anche per la clientela, l’apertura di nuovi canali on line attraverso i quali gestire alcune operazioni. Ciò anche al fine anche di venire incontro a quella fascia di clienti impossibilitata a recarsi in filiale.

La digitalizzazione e la gestione dei servizi on line ha trovato valido supporto attraverso l’uso e il potenziamento dei seguenti canali: filiale online, internet banking, App e ATM / casse automatiche e dal servizio di assistenza e consulenza da remoto fornito dai gestori.

banche covid

Il sostegno alle imprese

Nei confronti delle imprese la presenza del sistema bancario ha certamente rappresentato l’anello di congiunzione tra le scelte e le opportunità messe a disposizione dal Governo e l’accesso alle stesse.

Su questo fronte si registra un lavoro di stretta collaborazione tra istituti e forze politiche finalizzato a individuare le migliori strategie percorribili al fine di offrire al sistema imprenditoriale la gestione delle iniziative promosse dal Governo.

Al riguardo, i principali istituti si sono prontamente attivati mettendo sul tavolo delle soluzioni in tempi rapidi. Insomma, le banche hanno reagito con prontezza all’emergenza Covid.

Si riportano, di seguito, i dati resi noti da uno dei principali istituti di credito a livello nazionale[1] e che, anche attraverso un esame dei numeri pubblicati, fornisce un quadro abbastanza chiaro della mole di proposte e di soluzioni prospettate alla clientela imprenditoriale:

– Programma Rinascimento, dal valore complessivo di 30 milioni di euro, che include prestiti di impatto alle micro imprese e start-up, per la ripresa ed evoluzione del modello di business nel contesto conseguente alla pandemia, attraverso progetti di sviluppo e innovazione, con impatti su economia reale e coesione sociale del territorio, in collaborazione con il Comune di Bergamo;

– Moratorie concesse, precedendo lo specifico quadro normativo: approvati, allo stato, circa 47 miliardi di euro, dei quali circa 3/4 relativi a imprese e circa 1/4 a famiglie;

– Firma del protocollo d’intesa con SACE, fornendo immediato supporto alle imprese in applicazione del Decreto Liquidità: complessivamente, includendo anche il Fondo PMI, erogati, allo stato, crediti garantiti dallo Stato per un ammontare pari a circa 17 miliardi di euro (circa 7 miliardi SACE e circa 10 miliardi Fondo PMI);

– Per la salvaguardia dell’occupazione e la gestione dei pagamenti durante l’emergenza Covid, a seguito delle misure annunciate dal Governo, le banche hanno messo a disposizione delle imprese e dei professionisti 50 miliardi di euro di nuovi crediti;

– Potenziamento del Programma Sviluppo Filiere con la messa a disposizione di 10 miliardi di euro di nuove linee di credito per supportare 2.500 filiere produttive italiane.

Queste, e altre iniziative, se da un canto danno la misura di come la pandemia abbia colpito tutti i settori, nessuno escluso, dall’altro inducono anche a un profondo ripensamento delle classiche categorie, sia quanto alle possibili iniziative di cui il sistema bancario può rendersi promotore, sia quanto alla possibilità di incrociare le diverse esigenze al fine di un risultato comune, ossia debellare il virus e ripristinare condizioni socio economiche adeguate per tutta la popolazione.

  1. I dati riportati sono tratti dal comunicato stampa di Intesa Sanpaolo S.p.A. che illustra i risultati consolidati al 30 giugno 2020.

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