Banca Sella pioniere del banking online

Pubblicato il 17 Lug 2013

Banca Sella pioniere del banking online

Raffaello Balocco – School of Management Politecnico di Milano

Pietro Sella, CEO Gruppo Banca Sella

C’è una storia che sembra lontana anni luce. E invece, è solo un racconto di ieri. Anno 1998. Microsoft e Yahoo lanciano un progetto che possiede qualcosa di nuovo e mai visto. Si chiama E-Christmas ed è, in sostanza, un’iniziativa che mira a promuovere l’eCommerce in Europa.

All’epoca, non sono in molti ad aver già sperimentato le potenzialità di questo nuovo canale di compravendita. I siti che lo propongono sono pochi, la diffidenza ancora tanta. Ma nel panorama italiano c’è qualcuno che in questo nuovo orizzonte decide di avventurarsi con la convinzione che il futuro, per buona parte, finirà per giocarsi proprio qui.

Questo qualcuno si chiama Banca Sella. In quel Natale del 1998, il Gruppo di proprietà della famiglia Sella, che nel frattempo aveva sviluppato un innovativo gateway, dice sì ai due colossi americani ed entra a far parte della squadra gestendo le transazioni a livello europeo per un negozio di cravatte. Sarà l’inizio di una nuova storia. Con le otto operazioni di acquisto online che E-Christmas farà registrare in Europa – di cui due gestite dalla banca biellese -, Banca Sella inizierà (da pioniera) un percorso che, in una decina d’anni, la porterà a diventare punto di riferimento dell’home-banking e dell’economia digitale.

Merito della lungimiranza di un Gruppo che – a quindici anni di distanza da quei primi esperimenti – resta convinto delle proprie scelte, tanto da farne una bandiera. «L’innovazione – spiega infatti il CEO Pietro Sella – è il vero motore dello sviluppo economico, in qualunque Paese e in qualunque campo».

E Banca Sella, non a caso, continua a lavorare su questo fronte con grande impegno. Vero?
Assolutamente. La nostra economia sta attraversando un momento di grande discontinuità e ha sempre più bisogno di essere orientata all’intraprendenza e all’innovazione, applicata a tutti i settori. In questo quadro, l’economia digitale è oggi l’opportunità più pervasiva e accessibile che abbiamo a disposizione, perché è in grado di agire su organizzazione e processi e di concorrere fortemente alla crescita. Insomma, dove non c’è innovazione non c’è competitività.

E una Banca come può inserirsi in questo quadro?
I prossimi anni saranno quelli del cambiamento: le previsioni, infatti, ci dicono che, sulla spinta dell’economia digitale, si possono realizzare anche diversi punti di PIL. Chi resterà indietro o escluso da questo orizzonte dovrà pagare il prezzo di un’accentuazione del rischio di impresa. Una banca, in questo contesto, deve assumere il ruolo di “facilitatore” e di “motore del cambiamento”, ed è questo che Banca Sella ha scelto di fare. Come? Da un lato, guidiamo e sosteniamo coloro che si aprono solamente oggi alle potenzialità di questa nuova frontiera, e dall’altro lavoriamo su soluzioni di eccellenza per coloro che invece sono attivi già da tempo su questo fronte.

Nel concreto, quali sono le iniziative che state portando avanti in questo ambito?
Da anni ormai lavoriamo sui sistemi di pagamento. È un settore nel quale puntiamo all’eccellenza, cercando di individuare soluzioni sempre migliori e diversificate, sia per l’utilizzo quotidiano da parte dei clienti, sia per i più evoluti modelli di business. E stiamo riscuotendo un buon successo.

Altri fronti?
Stiamo portando avanti anche un’attività più ampia, che ci consente di agire sulla “cultura” e sulla consapevolezza dei cittadini e del sistema economico. Il progetto Biella Città Digitale, ad esempio, rientra in questo quadro. Concorsi nelle scuole, organizzazione delle cosiddette “Serate digitali”, un convegno su “Economia digitale per lo sviluppo del territorio. Sfide opportunità”: accanto ai servizi già attivati come la possibilità di pagare le tasse comunali via smartphone ed una iniziativa per favorire l’avvio delle start up, sono tanti tasselli di un’iniziativa che, coinvolgendo vari attori locali, lavora perché le potenzialità del “salto di innovazione” siano note all’interno della società.

State operando anche sull’accessibilità dei nuovi canali?
Ci stiamo impegnando per far sì che le soluzioni di rete siano il più diffuse possibile, abbattendo le barriere all’ingresso. Ad esempio, abbiamo stipulato convenzioni con alcuni operatori del settore per favorire l’avvio di servizi di eCommerce per le imprese a condizioni convenienti. È un modo per far sì che chi cerca di fare eCommerce o, in senso lato, economia digitale possa tentare questo modello di business.

Altri impegni di Banca Sella in ambito digitale?
È in atto un lavoro sui processi di business delle imprese: insieme ai rappresentanti delle forze produttive del territorio e alle istituzioni, stiamo lavorando per far sì che sia sempre più diffusa la consapevolezza delle potenzialità dell’economia digitale nelle imprese, dall’incremento di produttività alla riduzione di costi. In tema sociale, infine, stiamo operando per far comprendere l’importanza dell’interazione con i propri stakeholder anche tramite nuovi canali, come i social network. Un lavoro, questo, che sta coinvolgendo anche le onlus: l’individuazione di una community, anche in un’ottica di raccolta fondi, è estremamente semplificata dall’uso dei social. E questo è il messaggio che stiamo tentando di far passare.

Finalmente, dopo anni di arretratezza, anche l’agenda digitale italiana contempla una maggiore attenzione al capitolo start-up. Il Governo ha previsto alcune misure di incentivazione delle nuove imprese. Sono sufficienti?
Trovo molto positivo che finalmente si inizi a parlare di questi temi e si agisca nella giusta direzione. Gente in gamba ne abbiamo sempre. E allora, ben venga qualsiasi iniziativa del Governo su questo fronte. Sarebbe però un errore concentrare l’attenzione su questo aspetto, noi abbiamo tutto ciò che serve per fare bene e non dobbiamo alimentare una mentalità di attesa verso ciò che può fare lo Stato o peggio di aiuti diretti. Noi, come banca, ci stiamo impegnando per favorire una cultura aperta alle startup. E lo facciamo nella piena consapevolezza che si tratta di un ambito che richiede soluzioni innovative, e nel quale la forma del credito ordinario può non essere sempre la soluzione migliore

A quali soluzioni innovative pensate?
La banca può fare innanzitutto da punto d’incontro tra le idee e i progetti con i quali viene naturalmente in contatto e le migliori e più adeguate forme d’investimento, come i fondi di seed e Venture Capital, che hanno la possibilità di prendere in esame molte proposte mettendo in conto che una parte di queste potrebbero non trovare sbocco. Naturalmente la banca – e noi lo facciamo – può anche finanziare direttamente le buone idee e le start-up, mettendo a disposizione un plafond che renda possibile un investimento in innovazione e che si fondi sulla sola garanzia data dall’impegno e dall’inventiva dell’imprenditore.

La scuola può essere un incubatore di nuove imprese. Quanto è importante realizzare sinergia tra di esse, le banche e le aziende?
Tra scuola, imprese e banche è importante che ci sia sinergia, e oggi ce ne è molta di più che in passato. La scuola rappresenta la “prima fase” dell’ingresso nel mondo del lavoro, nel senso che i neoassunti spesso hanno come unica esperienza quella che hanno avuto durante il loro percorso formativo ed è importante che questa sia valida. Oggi la scuola può diventare, con iniziative specifiche, anche un laboratorio sui temi del digitale e dell’innovazione, cominciando innanzitutto col diffondere la consapevolezza che l’opportunità data dall’economia digitale esiste. Molto è stato fatto, ma c’è un potenziale ancora inespresso. Per questo c’è tutto l’interesse a dialogare, collaborare e sviluppare sinergie tra scuola e mondo del lavoro.

Uno sguardo al futuro. Quanto è importante il ruolo delle banche in un momento di crisi come questo?
Una banca ha il dovere, per sostenere il tessuto economico, di fare bene la propria attività. Se nega il credito a chi lo merita o se lo concede con leggerezza e superficialità a chi non ha i requisiti necessari non sta facendo bene il proprio lavoro. Per fare bene la banca deve saper “leggere il nuovo”, deve cioè saper individuare e valutare positivamente quelle idee nuove che, pur non avendo già una storia imprenditoriale alle spalle possono dar vita a qualcosa di nuovo nell’economia e nel sistema produttivo di un territorio. Su questo bisogna avere il coraggio di investire. Solo così si può guardare avanti davvero.

DA SAPERE

Banca Sella, una storia che inizia nell’Ottocento
La storia del Gruppo Banca Sella affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento, quando alcuni rappresentanti della famiglia Sella, che da oltre tre secoli erano imprenditori tessili, deliberarono di fondare un istituto bancario. Emblematica la figura di Quintino Sella (1827-1884) che ricoprì la carica di ministro delle Finanze nell’Italia Risorgimentale, riuscendo a raggiungere il pareggio del bilancio dello Stato. Fu proprio lui che concepì l’idea di creare un istituto di credito e trasmise il suo intendimento a figli e nipoti, che realizzarono l’importante progetto nel 1886. A dirigere la banca fu designato Gaudenzio Sella (1860-1934) che, il 23 agosto 1886, insieme ai suoi fratelli e cugini, firmò l’atto costitutivo della nuova società “Banca Gaudenzio Sella & C.”; il 1° settembre di quello stesso anno apriva i battenti il primo sportello bancario. Nel 1992 è stato costituito il Gruppo Banca Sella, che è oggi direttamente presente all’estero con banche specializzate sulla clientela “private” in Svizzera (Sella Bank AG). Attualmente, il Gruppo Banca Sella è una realtà articolata, composta da oltre venti società, che operano in molteplici aree geografiche e offrono una gamma di prodotti e servizi bancari e finanziari. A centoventicinque anni dalla fondazione, il controllo del Gruppo è sempre detenuto dalla famiglia Sella.

Chi è Pietro Sella
Pietro Sella è CEO del Gruppo Banca Sella e Amministratore Delegato di Banca Sella dal 2002. Nato a Biella, 44 anni, è laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. Ha iniziato a lavorare in Banca Sella nel 1994, ricoprendo incarichi di responsabilità nel Sistema informativo e nel Private Banking. Ha inoltre fondato e diretto i servizi di Banca Telematica e di Trading on Line del Gruppo (Sella.it).

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