La BCE lancia il Digital Euro, la nuova moneta digitale

Con la pubblicazione di “Report on a digital euro”, la BCE lancia l’idea di una nuova moneta digitale. Quali sono le caratteristiche che la differenziano dalle cosiddette stablecoin?

Pubblicato il 02 Nov 2020

digital euro

La Banca Centrale Europea con la pubblicazione di “Report on a digital euro” lancia una nuova forma di Euro digitale. Cioè moneta della banca centrale, disponibile in forma digitale pronta per essere utilizzata nei circuiti di pagamento retail. Ma quali sono le ragioni di un “Digital Euro”? Quali caratteristiche lo differenziano dalle altre valute virtuali come le cosiddette stablecoin?

In un mercato già altamente competitivo, la BCE detta nuovi stimoli e sfide normative per l’armonizzazione di asset di pagamento pubblici e le loro alternative private. Una sfida che in particolare si giocherà sul terreno della privacy e della compliance.

Il denaro cambia pelle

“I soldi non hanno odore, eppure hanno un colore”. Comincia così il dialogo tra John Searle e Maurizio Ferraris, filosofi del nostro tempo che ne “Il denaro e i suoi inganni” si confrontano sulla natura della moneta. Come se il valore attribuito al denaro non dipendesse mai dalla sua forma. Un “colore” appunto in progressiva evoluzione: denaro che da oggetto si è fatto metallo e poi contante. Valore che si pone tramite una relazione che Searle definisce “funzione di status”: come matrimonio e proprietà privata, il denaro ha valore perché tutti glielo attribuiscono in virtù di un’intenzione collettiva.

È stata la rivoluzione informatica a regalare al denaro una nuova pelle, di fatto sottraendo a quel valore anche qualsiasi fondamento di materialità. Benché il fenomeno della digitalizzazione continui a portare un elemento di novità agli occhi dei cittadini, soprattutto quando si parla di moneta, in realtà il denaro fisico è ormai da tempo solo una minuscola frazione di una massa monetaria circolante che, guardando all’Euro, supera la soglia di 9 mila miliardi. Un enorme aggregato che è fatto di scritture contabili digitali e moneta elettronica prima ancora che di nickel e carta.

Un nuovo Euro?

L’annuncio di un nuovo Euro digitale, riconfermato a ottobre dalla BCE con la pubblicazione di un report dedicato e il lancio di una consultazione pubblica, sembra in apparenza evolvere ulteriormente il concetto di moneta elettronica a cui eravamo abituati. Non più solo una liquidità virtuale immessa con il rifinanziamento degli istituti bancari nazionali, ma euro virtuali erogati dalla Banca Centrale direttamente ai portafogli di cittadini e aziende. Un vero e proprio cash digitale, potenzialmente alternativo al contante disponibile su un canale retail non strettamente intermediato dalle banche commerciali.

E perché un nuovo Euro digitale? È la stessa BCE in “Report on a digital euro” a riassumere le ragioni che l’avrebbero spinta a dare un nuovo “colore” alla propria valuta, così pensata in veste di Central Bank Digital Currency (CBDC). Innanzitutto, per stabilire un ruolo efficace del principale istituto pubblico in un mercato retail, quello dei digital payment, sempre più terreno di servicer privati. Settore in cui, grazie alla recente spinta normativa della seconda direttiva europea sui servizi di pagamento, si sono aperti spazi per nuovi business e nuove modalità di gestione dei flussi di denaro. Il livello di competitività è più che mai alto e ridotte le distanze tra istituti bancari e provider fintech comunitari e stranieri.

In questo senso, la creazione di un nuovo circuito di cash digitale interoperabile nasce per innescare ulteriori stimoli e sinergie all’interno di un’industria dei pagamenti che si fa sempre più rete. Altri fattori che BCE individua come determinanti sono il supporto ad un piano di digitalizzazione allargato all’interno dell’Unione e garantire canali di accesso più diretti all’emissione monetaria.

La convivenza con le stablecoin

Tuttavia, la ragione strutturale che più ha accelerato il programma di una CBDC europea è stata forse la nascita di nuovi strumenti di pagamento digitali pubblici e privati, questi ultimi principalmente ancorati al dollaro. Su tutti le cosiddette stablecoin, valute virtuali che, a differenza delle più note cryptocurrency Bitcoin ed Ethereum, conservano un cambio 1:1 con le principali valute fiat di riferimento. Nel caso di stablecoin centralizzate, il pegging con il dollaro è garantito da servizi di escrow, che garantiscono l’emissione di stablecoin a fronte di un pari deposito in valuta. È il caso di Gemini Dollar, asset emesso da Gemini, azienda che fornisce servizi di exchange, wallet e custodia, fondata dai ben noti gemelli Winklevoss. Esperimenti più coraggiosi mantengono un tasso di cambio paritario grazie ad appositi algoritmi, in cui le logiche di bilanciamento non sono eseguite da una singola azienda ma da network di computer, autonomi e incensurabili. È il caso di DAI, moneta ancorata al dollaro gestita tramite smart contract e processi di governance distribuita.

Come si noterà, uno dei vantaggi principali è proprio quello della programmabilità, che imprime a questo tipo di asset una versatilità che supera le normali funzioni valutarie. È così che la BCE pensa a un Euro dalle sfumature nuove. Infatti, tra le caratteristiche che potrebbero accompagnare il lancio dell’Euro digitale ci sarebbe anche la possibilità di prevedere un rendimento, comunque inferiore a quello fissato per i conti deposito. Inoltre, in linea con gli sforzi in materia di Privacy and Data Protection secondo il framework GDPR, il report della Banca Centrale, pur associando all’uso dello strumento la completa identificazione degli utenti, non esclude l’esecuzione di transazioni “selective”, modalità di esecuzione più riservata selezionabile per pagamenti a basso importo.

Se privacy fa rima con sicurezza

Privacy e anonimato rappresentano una dimensione lungo la quale la competizione tra Digital Euro e criptovalute potrebbe farsi serrata. Tra le riserve principali dei detrattori del nuovo Euro c’è sicuramente il rischio di centralizzazione che un’infrastruttura a controllo esclusivo della Banca Centrale potrebbe comportare. Centralizzazione che su una categoria di dati così sensibili come quelli finanziari fa quasi sempre rima con maggiore rischio di cyberattacchi.

In alternativa, senza privarsi del tutto di una tracciabilità che per i registri decentralizzati è fisiologica, lo stato della ricerca crittografica mette già a disposizione delle maggiori cryptocurrency tecniche evolute, come ring signature e protocolli a conoscenza zero (Zero Knwoledge Proof), che tutelano anonimato dell’utente e fungibilità del mezzo di pagamento. In tandem con queste soluzioni, potrebbero venire in soccorso nuovi sistemi di identità decentralizzata o Self-Sovereign Identity. Nel pieno rispetto di minimizzazione e disclosure selettiva delle informazioni, così come previsto dal GDPR, sarebbe possibile verificare adeguatamente gli utenti mitigando il rischio di data breach.

Un mercato a due poli

Con queste premesse, si prefigura dunque un mercato di valute digitali polarizzato. Da un lato l’emissione da parte delle banche centrali di CBDC, valute virtuali a governance centralizzata, integrate con i provider di servizi finanziari tradizionali e compliant fin dalla nascita con le leggi e i regolamenti comunitari. Dall’altro monete private, pietre miliari di uno sforzo sostenuto dalla ricerca crittografica per preservare la piena autodeterminazione finanziaria del singolo, pur conservando la natura intima del contante nell’epoca del contactless. Al regolatore il compito di armonizzare lo scenario con uno sforzo normativo coraggioso e di ampio respiro. Competere nel mezzo sarà ancora più sfidante: quale ruolo sarà riservato ai provider fintech di medie dimensioni? Che ruolo avranno stablecoin come Libra, promosse da consorzi esterni alle istituzioni monetarie di riferimento?

Ulteriori stimoli sul piano normativo potrebbe dettarli l’estensione della Travel Rule ai Virtual Asset Service Provider, come gli exchange di criptovalute, i quali dovranno progressivamente adeguarsi agli standard intergovernativi fissati dalla Financial Action Task Force (FATF) in materia di antiriciclaggio. In questo senso, non sorprendono le voci sul possibile acquisto di BitGo da parte di PayPal. Il colosso dei pagamenti online, che a breve darà la possibilità ai propri utenti di acquistare e vendere criptovalute sulla sua piattaforma, starebbe valutando l’acquisizione di una società specializzata in custodia di cryptoasset che proprio lo scorso luglio ha annunciato la piena compliance alla Travel Rule. BitGo dichiara infatti di essersi dotata di un’interfaccia API che consente ai propri utenti di allegare a ciascuna transazione informazioni e dati descrittivi.

Tra evoluzioni normative comunitarie e l’adozione di nuovi standard internazionali, la partita è tutta da giocare, in primis da parte del regolatore europeo. Come si concilierà la volontà della Commissione Europea di regolare il mondo dei cryptoasset privati, sancita con la pubblicazione del nuovo Digital Finance Package lo scorso settembre, con il lancio difensivo di un virtual asset pubblico e comunitario?

La consultazione della BCE e i prossimi passi

Riprendendo Searle e citando il più noto scrittore Harari, Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, sostiene che il Digital Euro per essere efficace dovrà guadagnare piena fiducia e sostegno da parte dei cittadini dell’Unione. Mettendosi in ascolto della voce popolare, è stata lanciata dalla BCE una consultazione che si propone di raccogliere un feedback pubblico sugli aspetti più centrali dell’iniziativa, su tutti quello della privacy.

In questo senso, sorprende la modalità di erogazione del questionario, accessibile solo previa registrazione dell’utente. Siamo sicuri che i cittadini, in particolarmente quelli più affezionati al contante, siano disposti a cedere il proprio anonimato solo per esprimere la propria opinione? Con questo bias, la raccolta di una risposta diffusa e reale non è affatto garantita.

Quello che è certo è che, a detta dello stesso Panetta, da metà del prossimo anno i passi verso un Digital Euro si faranno sempre più concreti. Anche se siamo ancora ad uno stadio di design dell’iniziativa, Olli Rehn, Governatore della Banca di Finlandia, riferisce a Reuters che la sua applicazione richiederà verosimilmente meno di dieci anni. Fuggendo possibili paragoni con progetti di stablecoin consortili come Libra, gli specialisti ECB si dicono disponibili e pronti a collaborare con il settore privato per la realizzazione del Digital Euro.

Consulcesi Tech porterà la propria expertise su questa sfida regolamentare, finanziaria e tecnologica in occasione del prossimo Salone dei Pagamenti, organizzato da ABI Servizi. Il panel “Stablecoin e il futuro dei pagamenti: rivoluzione copernicana o utopia decentralizzata?” presieduto da Amagis Capital Group si terrà venerdì 6 novembre e sarà accessibile online. Un’occasione di approfondimento multidisciplinare su quello che si prospetta come un ulteriore cambio di pelle della moneta e un passo epocale nel mondo dei digital payment.

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